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Disegno di Hardy Reichelt

Il cibo che mangiamo/beviamo contiene due narrazioni principali, la produzione e il consumo, che l’apparente direzione unica del tempo ci fa trattare come separate. Non lo sono!

Per prenderne coscienza possiamo immaginare il percorso che compie una barca in un canale la cui navigazione è regolata da chiuse.

Il percorso che le materie prime compiono per arrivare in casa è il canale navigabile mentre la chiusa, necessaria al superamento del dislivello tra i due tratti del canale/narrazioni è la nostra cucina.

La chiusa è la fase intermedia di incontro con il cibo che viviamo ogni giorno: la trasformazione/allestimento domestico delle materie prime al fine del loro consumo, il luogo in cui confluiscono i prodotti alimentari.
Entrate tutte le materie prime in cucina/chiusa, chiudiamo la paratia di accesso e mentre il livello dell’acqua si porta a quello del canale in uscita, nel laboratorio alchemico della cucina avvengono le trasformazioni che conducono al pasto.

Disegno di Hardy Reichelt

È tutto pronto: l’acqua è al livello giusto e si può aprire la seconda paratia e riprendere la navigazione del cibo: a tavola!
Il cibo prosegue il suo cammino entrando in noi!
Come il canale anche

Disegno di Hardy Reichelt

il cibo può essere navigato: in entrambe le direzioni.
Il nostro rapporto con il cibo non è a senso unico: non siamo semplicemente il terminale del processo di produzione-consumo.
Mangiamo e beviamo e tutto finisce qui?
Per iniziare poi un nuovo processo lineare e unidirezionale?
No, non è così!
Con le nostre scelte navighiamo anche nell’altra direzione ovvero determiniamo cosa, come, quanto, quando, dove, verranno prodotte le materie prime e i trasformati che torneranno a noi.
Se riflettiamo su quanto tempo e pensieri dedichiamo al cibo e a come agisce in noi, a come ci preoccupa o ci dà gioia, influenzando e determinando le nostre vite/storie e proviamo a spostarci un po’ di lato, dal centro del mondo nel quale così spesso ci poniamo, ben presto di fronte a noi si dispiegheranno scenari nascosti dalla nostra ombra, le cui storie/vite sono influenzate anche dalle nostre scelte quotidiane.
Sono le vicende delle persone poste lungo l’intera filiera agroalimentare, a partire dagli agricoltori fino al sottovalutato segmento del cibo “fuori casa”, dai bar ai ristoranti, dagli agriturismi ai chioschi lungo le strade.
Sono le storie delle risorse naturali, della terra, dell’acqua, del vento, delle piante e degli animali… delle mani e della tecnica.
E tutte queste storie sono presenti in ciò che mangiamo!
Costituiscono l’unica grande storia a cui tutti partecipiamo.
E’ una storia che può essere raccontata, guardata, toccata, odorata, letta e gustata in casa e in strada, in città e in campagna, in mare e in montagna, a scuola e al ristorante, al negozio e al bar, in fattoria e in un parco.
La conoscenza del “cibostoria” apre la strada alla consapevolezza della multidirezionalità di ogni atto alimentare e di come lo spirito/qualità di ogni alimento è sempre espressione delle storie che contiene: il sorriso e il pianto, la fatica e il riposo, l’ansia e la soddisfazione, il dolore e la felicità… la vita, nostra e degli altri esseri viventi tutti.